Si tratta del primo saggio che inaugura la nuova collana Business 4.0 di FrancoAngeli diretta da Alessandro Giaume, che ha come mission lo studio degli impatti della trasformazione digitale e di Industry 4.0 sul mondo dell’impresa. I cambiamenti in atto impongono una riflessione attenta che riguarda tutti gli ambiti della catena del valore. Osservare best practices, casi emergenti, sperimentazioni già avviate con successo può essere una chiave per capire la tendenza fondamentale del nostro tempo.

Questo studio che FrancoAngeli ha da poco mandato in libreria è la traduzione italiana di Building the Internet of Things, pubblicata dall’editore Wiley alla fine del 2016.

La struttura del volume evidenzia l’impostazione pragmatica di chi è abituato a misurare la performance e la qualità degli impatti di apparati e sistemi sulle attività di business. La questione centrale, quando si parla di “Internet delle Cose”, non risiede tanto nel soffermarsi sulla descrizione degli strumenti, il nodo reale riguarda il know-how e le competenze manageriali che sono necessarie per affrontare un salto di paradigma, che investe l’organizzazione produttiva nel suo complesso. La possibilità di connettere ogni cosa ad ogni cosa – ottimizzando processi, riducendo i costi, migliorando i fattori della performance crea innovazione, ma genera nel contempo un diverso approccio di metodo, che si accompagna a una ridefinizione della governance e della stessa concezione del business.

Manifattura, logistica, retail, trasporti, energia… ma anche sanità, agricoltura, governo delle città, sono investiti molti settori industriali, tanto che numerosi studiosi parlano di nuovo orizzonte del capitalismo.

Maciej Kranz, vicepresidente Corporate Strategic Innovation Group di Cisco System si trova in un osservatorio privilegiato per raccontare la rivoluzione in corso. È uno dei pionieri dell’IOT (se ne occupa dal 2000 sempre per Cisco), ogni anno percorre migliaia di chilometri per incontrare clienti, partner, startup per accelerare l’innovazione interna e promuovere la co-innovazione. Questo lavoro – uscito poco più di un anno fa, finito subito nella classifica dei bestseller del New York Times, tradotto in cinese e in spagnolo – raccoglie numerosi “casi d’uso” dell’IOT in una pluralità di aree di business.

Quel che più ci interessa dalla prospettiva di Cybersecurity Trends attiene alla estrema concretezza con cui l’autore fornisce delle indicazioni precise a imprenditori e manager che devono guardare con fiducia i fenomeni di trasformazione, impegnandosi a trovare codici, competenze e linguaggio per indirizzare lo sviluppo della civiltà digitale, verso obiettivi di effettivo progresso.

A partire da quattro “corsie veloci” che consentono di vedere subito dei risultati, senza grossi investimenti: operation connesse (tramite dispositivi, sensori, contatori), operation in remoto, analisi e manutenzione predittiva, il saggio ci porta per mano a scoprire questo “secondo tempo di Internet”, cheforse – è vero – qualche paura la trasmette, ma “Hic Rhodus hic saltus”, come dicevano i Latini, è nelle difficoltà che siamo infatti spronati a crescere.

Massimiliano Cannata

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