Autore: Massimiliano Cannata

Il bisogno di una vera alleanza tra ecologia e giustizia

Il grido della terra e il grido dei poveri sono collegati. La questione sociale e la sofferenza degli ultimi fanno parte di stessa visione cosmologica che li contiene. Un indirizzo di pensiero si sta facendo strada che scompagina la tradizionale teoria della conoscenza. La crisi ecologica entro cui siamo proiettati, ha generato la grave malattia del pianeta, che è la stessa malattia dell’uomo, che ha perso quella sovranità sull’ambiente che aveva dalla modernità rivendicato come un trionfo. Bruno Latour, filosofo e antropologo dell’Università Science Po di Parigi, parla diffusamente di questa visione della contemporaneità con Antonio Spataro sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica, sostenendo delle tesi destinate ad aprire un ampio dibattito. La teologia con la sua preoccupazione per il destino dell’uomo e la cosmologia, scienza fatta di leggi immutabili, che la tradizione cartesiana ci aveva consegnato come fredda e lontana, non erano mai apparse così vicine. Una nuova alleanza sembra farsi strada tra questi saperi. “La meditazione sulla natura – spiega il pensatore francese – non può sganciarsi dall’attenzione per gli ultimi. Tra ecologia e giustizia esiste un nesso molto forte”. Di questa intima connessione appare convinto per primo Papa Francesco: “La terra – si legge nell’enciclica Laudato si – si emoziona, può agire e soffrire proprio come l’uomo”. Questo profondo salto di visione trova un riflesso importante nella scuola della complessità. “L’uomo biologico non può essere separato dall’uomo psicologico e culturale viviamo nella terre- patrie, che esprime la nostra origine e l’essenza delle nostre identità”.

Le parole di Edgar Morin il grande sociologo francese che ha attraversato nella sua lunga vita tutto il Novecento, risuonano con la forza di un imperativo etico, straordinariamente attuale. Il senso più profondo di questa diversa prospettiva lo si ritrova negli scritti di Mauro Ceruti, insignito dal Premio Nonino proprio per l’attenzione a queste problematiche che ne fanno un “Maestro del nostro tempo”. “L’attuale condizione umana è segnata da un inedito e simultaneo aumento di potenza tecnologica e di interdipendenza planetaria”, scrive il filosofo in una comunità di destino al tempo della complessità (ed. Franco Angeli). “A questa condizione diamo il nome di Antropocene. Natura e società sono diventate una cosa sola, con il risultato che non è più possibile distinguere tra storia umana e storia naturale”. Recuperare i punti di riferimento in un orizzonte dove anche le categorie kantiane dello spazio e del tempo risultano stravolte, appare dunque come la sfida più urgente per l’uomo del nostro tempo. Dove sono? il titolo dell’ultimo saggio di Latour tradotto in Italia da Einaudi, è la voce di uno spaesamento e l’espressione del bisogno di ritrovare al più presto il significato della relazione, in un mondo lacerato dalle emergenze.

Tornare a progettare una città per l’uomo, è l messaggio di fondo che si ricava dall’impegno intellettuali di studiosi che credono nella possibilità di ritrovare una equilibrata armonia tra l’individuo e il cosmo, tale da far pensare che la felicità non debba essere un astratto ideale della ragione, vagheggiato dagli ingenui, ma un progetto concreto, finalizzato al cambiamento della società.

Dove sono? Lezioni di filosofia per un pianeta che cambia

Autore: Bruno Latour

Ed. Einaudi

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