GAIA-X E LA SOVRANITÀ DIGITALE EUROPEA: COSTRUIRE UN’INFRASTRUTTURA DI DATI TRASPARENTE E SICURA. Intervista a Mauro Brambilla

In qualità di membro del Board of Directors di Gaia-X, può spiegarci cosa si intende oggi per sovranità digitale e perché è così cruciale per l’Europa?

La sovranità digitale rappresenta la capacità di individui, aziende e Stati di determinare autonomamente come i propri dati vengono gestiti, archiviati e utilizzati nell’ecosistema digitale. Non si tratta di protezionismo tecnologico o di chiusura dei confini digitali, ma di garantire che l’Europa mantenga il controllo sulle proprie infrastrutture critiche e sui flussi di dati che alimentano la nostra economia digitale. Oggi il panorama digitale è caratterizzato dalla presenza di operatori tecnologici extraeuropei e questo può creare delle vulnerabilità strategiche, come le interruzioni di servizio o rischi legati alla compliance normativa e alla protezione dei dati sensibili. La sovranità digitale significa costruire un’alternativa basata su principi europei di trasparenza, interoperabilità e rispetto dei diritti fondamentali.

Qual è la missione specifica di Gaia-X in questo contesto?

Gaia-X nasce nel 2019 dall’iniziativa franco-tedesca con l’obiettivo di creare un ecosistema federato di servizi dati e cloud che rispetti i valori europei. La nostra missione è sviluppare standard comuni, regole di governance e un framework tecnologico che permetta a provider di servizi cloud di diversa dimensione di interoperare in modo sicuro e trasparente. Non stiamo costruendo una nuova infrastruttura cloud da zero che deve fungere da architettura di riferimento, ma un insieme di specifiche tecniche e policy che permettono di creare un mercato europeo dei dati realmente competitivo. Immaginate un ecosistema dove le aziende possono scegliere liberamente tra diversi provider, spostare i propri workload senza lock-in tecnologico, e avere garanzie verificabili su dove risiedono i dati e chi può accedervi.

Quali sono i principi fondamentali su cui si basa Gaia-X?

Il progetto si fonda su quattro pilastri essenziali. Primo, la trasparenza: ogni partecipante dell’ecosistema deve fornire informazioni chiare e verificabili sui propri servizi, attraverso self-description standardizzate. Secondo, l’interoperabilità: i servizi devono comunicare tra loro seguendo standard aperti, evitando dipendenze proprietarie. Terzo, la portabilità dei dati: gli utenti devono poter migrare facilmente da un provider all’altro, senza costi proibitivi o barriere tecniche. Quarto, la sovranità by design: le architetture devono incorporare nativamente meccanismi di controllo degli accessi, tracciabilità e compliance normativa. Questi principi si traducono in specifiche tecniche concrete. Abbiamo sviluppato il Gaia-X Trust Framework, che definisce requisiti minimi per la partecipazione all’ecosistema, e stiamo lavorando su data space settoriali – dalla sanità alla manifattura, dall’energia alla mobilità – dove questi principi vengono implementati in casi d’uso reali.

Come si posiziona Gaia-X rispetto ai grandi cloud provider americani e cinesi?

Molti di questi player partecipano attivamente al progetto. Il punto centrale è che anche questi provider, quando operano in Europa seguendo le nostre specifiche, contribuiscono a creare un ecosistema più equilibrato e competitivo. Ciò che vogliamo evitare è la dipendenza da soluzioni proprietarie o situazioni di debito tecnologico, che rendono impossibile il cambio di fornitore e creano quindi forme di lock-in. Gaia-X promuove un modello dove la competizione avviene su qualità, prezzo e innovazione.

Quali settori beneficeranno maggiormente da questa infrastruttura?

I data space verticali rappresentano l’applicazione concreta della visione Gaia-X. Nella sanità, ad esempio, stiamo lavorando per permettere lo scambio sicuro di cartelle cliniche tra ospedali di diversi Paesi, garantendo privacy e compliance al GDPR. Nell’industria manifatturiera, Gaia-X abilita la condivisione di dati di produzione lungo supply chain complesse, permettendo ottimizzazioni senza esporre informazioni strategiche. Il settore automotive sta sperimentando data space per la mobilità connessa, dove dati provenienti da veicoli, infrastrutture stradali e servizi di mobilità vengono orchestrati rispettando la proprietà dei dati di ciascun attore. Anche l’energia vede enormi opportunità: la transizione verso fonti rinnovabili richiede coordinamento in tempo reale tra migliaia di produttori e consumatori, qualcosa che solo un’infrastruttura dati federata può abilitare efficacemente.

Quali sono le sfide principali che Gaia-X deve affrontare?

La complessità è la nostra sfida maggiore. Coordinare centinaia di organizzazioni pubbliche e private di 27 paesi con interessi a volte divergenti, richiede un lavoro diplomatico e tecnico enorme. C’è poi il tema della velocità: il mercato digitale evolve rapidamente e dobbiamo dimostrare valore concreto prima che la window of opportunity si chiuda. Sul fronte tecnico, l’interoperabilità tra sistemi legacy e nuove architetture cloud-native è complessa. Molte aziende europee, specialmente le PMI, hanno infrastrutture IT datate e necessitano di percorsi di migrazione graduali. Inoltre, dobbiamo bilanciare l’ambizione di standard elevati con la praticità dell’adozione: requisiti troppo stringenti rischiano di scoraggiare i partecipanti. C’è anche una dimensione culturale: far comprendere che la sovranità digitale non è nazionalismo tecnologico ma autodeterminazione strategica e richiede un costante lavoro di comunicazione verso policy maker, media e opinione pubblica.

Che risultati concreti avete già ottenuto?

Dopo cinque anni di lavoro, abbiamo raggiunto traguardi significativi. Il Gaia-X Trust Framework è stato finalizzato e sempre più provider stanno ottenendo la certificazione di compliance. Oggi contiamo oltre 350 organizzazioni membri provenienti da tutta Europa e oltre, rappresentando la più ampia coalizione mai costruita su questi temi. I primi data space operativi stanno andando live: progetti pilota nella sanità tedesca, nella logistica portuale e nella gestione energetica distribuita. Stiamo osservando un crescente interesse anche da istituzioni pubbliche, che vedono in Gaia-X uno strumento per modernizzare i propri servizi digitali, mantenendo il controllo sui dati sensibili dei cittadini. Altrettanto importante è l’impatto normativo: il Data Governance Act, il Data Act e altre iniziative legislative europee incorporano principi che Gaia-X ha contribuito a definire e promuovere. Stiamo creando un circolo virtuoso in cui tecnologia e regolamentazione si rafforzano reciprocamente.

Qual è la vostra visione per i prossimi anni?

Entro il 2027 vogliamo che Gaia-X diventi l’infrastruttura di riferimento per lo scambio dati in Europa. Non l’unica, ma certamente la più affidabile quando si parla di dati critici o sensibili. Immaginiamo un ecosistema dove startup, aziende e PMI europee abbiano un reale controllo sui propri dati personali, e in cui le pubbliche amministrazioni europee offrano servizi digitali ‘sovrani’ di livello mondiale. La sovranità digitale europea si costruisce giorno per giorno, attraverso scelte tecnologiche, investimenti strategici e un impegno condiviso verso valori che ci distinguono. Gaia-X è uno strumento fondamentale in questo percorso, ma richiede il supporto di tutti gli stakeholder: governi, imprese, mondo accademico e società civile, per garantire un futuro digitale europeo.

Autore: Massimo Cappelli

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