Il Governo del digitale nella business collaboration

“In questa stagione post covid, dominata dalle crisi internazionali, dalla questione sociale che fa ribollire le diseguaglianze e da una fragilità finanziaria che rischia di mettere sotto scacco il sistema bancario americano ed europeo, i fattori geopolitici condizionano sempre di più l’economia. Bisogna ritrovare il senso di comunità, impegnarsi per la globalizzazione dei diritti dopo aver pensato solo ai mercati, praticando la logica della collaborazione tra la sfera del pubblico e del privato. Altri paesi lo stanno già facendo, è ora che l’Italia impari a guardare oltre…”.

Roberto Panzarani, docente di governo dell’innovazione tecnologica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, studia da molti anni i fenomeni di trasformazione del capitalismo che stanno modificando il modo di dare impresa. Sense of community (ed. Palinsesto) è il suo ultimo libro, in cui racconta l’esperienza di alcuni centri di eccellenza, che si possono oggi considerare come i “motori della quarta rivoluzione”. Il Digital Lab Denmark è uno degli esempi che potrebbe fare scuola. “In quella realtà – spiega lo studioso – Stato e privato hanno trovato una sintesi virtuosa, rendendo attuabile il processo di transizione digitale, prima ancora che venisse approvato il PNRR”. Diverso il clima che si respira in Italia, la lentezza nell’istruzione dei progetti rischia, infatti, di far “saltare proprio il banco” del PNRR. Proprio in questa ottica può essere molto utile andare a osservare i luoghi dell’innovazione, (learning tour nella letteratura manageriale n.d.r) per apprendere l’importanza del capitale intellettuale, insieme alla valorizzazione del capitale umano, troppo spesso alle nostre latitudini mortificata.

Il Nord Est è un punto di osservazione di primario interesse: locomotiva dell’Italia industriale con l’esperienza dei distretti, è stata l’area che per prima ha attuato la logica della business collaboration. Scenari interessanti si possono aprire anche in futuro se i distretti sapranno imboccare una linea evolutiva basandosi sullo sviluppo degli asset intangibili e sulla governance del fattore tecnologico. Tradizione e innovazione dovranno camminare insieme, sfruttando al meglio il paradigma dell’impresa familiare, che ha fatto grande il made in Italy. Per continuare ad essere competitivi i distretti dovranno aprirsi alla guida di leader che saranno facilitatori del cambiamento. Capacità di ascolto, intelligenza emozionale, flessibilità, caratteristiche presenti soprattutto nel mondo femminile, capacità di attuare quelle che Rifkin definisce attitudine alla common collaborativa sono skill necessarie per creare aziende più efficienti e soprattutto reattive rispetto alle turbolenze dei mercati. La connettività diffusa, come l’uso intelligente dei social network, saranno parte integrante di un modo nuovo di concepire l’organizzazione. L’azienda gerarchica, burocratica e funzionale ha fatto il suo tempo, la stessa logica, in passato dominante, del “comando e controllo” appare inadeguata a gestire i flussi di un’economia fluida. Capirlo in fretta servirà per rimanere protagonisti in questo profondo cambiamento d’epoca.

Twitter
Visit Us
LinkedIn
Share
YOUTUBE