Carola Frediani ha lasciato un vuoto incolmabile non solo nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, ma nel più ampio orizzonte di chi crede nella comunicazione e nel giornalismo come missione civile. Parlare della scomparsa di una collega è sempre difficile, perché l’interruzione di una voce critica e intelligente fa male a tutti, in un’epoca in cui il bisogno di riflettere sulla complessità che ci circonda è avvertito da tutti come urgente, decisivo, ineluttabile.
Laureata in letteratura all’università di Genova, master in Italian Literature presso l’Ateneo di Pittsburgh, aveva iniziato all’agenzia giornalistica Totem. Nel 2010, aveva messo in campo l’agenzia Effecinque, in seguito ha lavorato con La Stampa dove ha contribuito a costituire il social media team dando il suo contributo a numerose testate: Wired Italia, L’Espresso, Vice, Agi, il Manifesto, Il Corriere della Sera. In queste ore molte testate la hanno ricordata con ammirazione e commozione. Tante testimonianze si intrecciano nel comporre il ritratto di una giornalista che senza retorica si può definire di “razza”, “voce autorevole, chirurgica e insostituibile”, come ha scritto la Stampa.
I titoli delle ultime pubblicazioni Attacchi globali, conseguenze locali (Hoepli, 2019), Guerre di rete (Laterza, 2017), La rete oltre Google (Quintadicopertina, 2014), L’inganno dell’Automa (Venipedia, 2025), Fuori controllo (Venipedia, 2019), Dentro Anonymous, confermano l’ampiezza dei suoi interessi.
“L’inganno dell’automa” dedicato al rapporto fra intelligenza artificiale, cybersicurezza e immaginario dell’automazione è uno degli ultimi lavori che, con grande intuizione, apre il fronte dell’analisi al delicato intreccio che si sta profilando tra la “volontà macchinica” e il “destino dell’uomo”. Indubbia la sua capacità di interpretare i fenomeni in ottica interdisciplinare. Carola sapeva scavare dentro i fatti, entrava nel cuore del divenire delle cose, per questo non si era accontentata di raccontare le straordinarie conquiste della tecnologie, ed aveva deciso di entrare nel mondo della cybersecurity, lavorando prima in aziende internazionali e poi nelle organizzazioni per i diritti umani.
Ha fatto parte del team di sicurezza globale del segretariato internazionale di Amnesty International e successivamente di quello di Human Rights Watch, dove si è occupata della protezione digitale di attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani in contesti spesso ad alto rischio. Il suo percorso fa comprendere che non si può capire la complessità di ambiti delicati come la cyber security, se non la si vive centro, nelle dinamiche che governano il tumultuoso divenire di un cambiamento che conosciamo ancora troppo poco.
Lascia un’eredità pesante. Il suo lavoro ci ricorda che un giornalista deve porsi sempre in ascolto degli altri, deve saper consultare e rispettare le fonti, deve avere una visione di insieme senza di rinunciare di entrare dentro i fatti per capirli nella loro essenza più profonda. Nel 2021 ha vinto il Premio giornalistico Arrigo Benedetti, nel 2019 il Premio Galilei per la divulgazione scientifica, segno che il talento anche se con fatica viene riconosciuto. La newsletter che ha creato ispirata al suo scritto di maggiore successo, “Guerre di Rete” è emblematica di un metodo di lavoro molto preciso, basato su verifica, controllo, osservazione dei fenomeni.
Per poter parlare all’opinione pubblica bisogna utilizzare diversi linguaggi, Carola lo sapeva molto bene per questo non si stancava mai di andare in cerca della verità in un mondo in cui le fake generano business, creando aloni di verità destinati a sgonfiarsi alla prima verifica. Grazie Carola per tutto quello che hai fatto.
La redazione di CyberSecurity Trends si unisce al cordoglio e si stringe alla tua famiglia. Ti vogliamo ricordare protesa nello slancio autentico di chi ama stare sempre dentro la notizia, ma soprattutto dentro ai bisogni dell’uomo che vuole comprendere la realtà che lo circonda per poter intraprendere la strada che porta al domani.





