L’estate è il momento in cui tendiamo ad abbassare le difese: i ritmi rallentano, cresce la voglia di condividere e ci si concede più leggerezza. Proprio questa atmosfera di relax può però favorire alcuni dei rischi digitali più frequenti e insidiosi.

In questo articolo, le esperte di Women for Security propongono un breve vademecum per proteggere la propria privacy e i propri dati personali, ma anche e soprattutto per chi desidera semplicemente godersi le vacanze in tranquillità, evitando spiacevoli sorprese.

  1. Il selfie al mare: attenzione a chi c’è dietro di noi

«Il primo gesto “innocente” delle vacanze è lo scatto in spiaggia o in piscina. Ma nell’inquadratura finiscono spesso sconosciuti: il bambino che gioca qualche ombrellone più in là, la coppia che prende il sole, il gruppo di amici al bar. Pubblicare quello scatto sui nostri profili social significa diffondere l’immagine di persone che non hanno dato alcun consenso, con implicazioni non banali sotto il profilo del trattamento dei dati personali (in questo caso, immagini) e del diritto all’immagine tutelato anche dal codice civile.

Qualche accorgimento pratico:

  • controllare sempre lo sfondo prima di pubblicare, non solo prima di scattare;
  • evitare di taggare o geolocalizzare minori che non siano i propri figli, anche se presenti per caso nella foto;
  • ricordare che la condivisione su “amici” non equivale a un consenso della persona ritratta: se qualcuno è riconoscibile, va sfocato il volto o va chiesto il permesso.
  1. Wi-Fi pubblici: comodi, ma da evitare

Hotel, B&B, aeroporti, stazioni, bar: la tentazione di collegarsi alla rete gratuita per risparmiare giga è fortissima, ma resta una delle abitudini più rischiose dell’estate.

Le reti Wi-Fi pubbliche sono spesso prive di cifratura adeguata o gestite con standard di sicurezza minimi, e questo le rende terreno fertile per:

  • “attacchi Man-in-the-Middle”, in cui un malintenzionato si inserisce tra il dispositivo e il punto di accesso, intercettando le comunicazioni;
  • Reti civetta (evil twin), cioè hotspot con nome identico a quello legittimo (“Hotel_WiFi_Free”), creati apposta per catturare credenziali e dati;
  • Sniffing del traffico, che consente di raccogliere password, cookie di sessione e dati di navigazione se il traffico non è cifrato.

Alcuni consigli semplici: evitare di accedere a home banking o servizi con dati sensibili da reti pubbliche, disattivare la connessione automatica alle reti note, usare una VPN affidabile quando non se ne può fare a meno, e preferire la connessione dati del proprio operatore mobile.

  1. Telecamere nascoste in hotel e case vacanze: come riconoscerle

Un fenomeno sempre più segnalato, purtroppo anche dalla cronaca, è quello delle microcamere nascoste in appartamenti affittati per le vacanze e in camere d’hotel: dispositivi occultati in sveglie, rilevatori di fumo, prese USB o piccoli oggetti d’arredo. Al di là dell’evidente violazione della sfera personale, si tratta di condotte che possono configurare reato ai sensi dell’art. 615-bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata), oltre a un trattamento di dati personali (le immagini) privo di qualsiasi base giuridica.

Qualche accorgimento pratico per una verifica di base all’arrivo in struttura:

  • fare un giro della stanza al buio con la torcia dello smartphone: le lenti delle microtelecamere tendono a riflettere la luce con un piccolo bagliore;
  • utilizzare la fotocamera del telefono per individuare eventuali luci a infrarossi, spesso invisibili a occhio nudo ma rilevabili tramite l’obiettivo;
  • controllare oggetti “fuori posto” o orientati in modo anomalo verso il letto o il bagno: sveglie, specchi, rilevatori di fumo, multiprese, prese USB aggiuntive;
  • esistono anche app di rilevamento che sfruttano il sensore magnetico dello smartphone o effettuano una scansione delle reti Wi-Fi e Bluetooth nelle vicinanze per individuare dispositivi sospetti. Possono essere un utile primo controllo, ma vanno usate con consapevolezza dei loro limiti: si basano su euristiche non sempre affidabili e non sostituiscono un rilevatore RF professionale.

Non si tratta di eccesso di allarmismo, ma di una forma di due diligence che, in un contesto in cui affittiamo per pochi giorni spazi privati altrui, ha senso quanto controllare le uscite di sicurezza in hotel.

  1. Booking.com: quando il breach arriva dalla filiera

Ad aprile 2026 Booking.com ha confermato che soggetti esterni non autorizzati erano riusciti ad accedere a dati di prenotazione dei clienti, presumibilmente attraverso la compromissione di account di partner alberghieri.

I dati coinvolti includevano nomi, indirizzi email, numeri di telefono e dettagli delle prenotazioni, tra cui nome dell’hotel, date di check-in e numeri di conferma. L’azienda ha dichiarato che i dati finanziari non sono stati sottratti, ma già nelle settimane successive alla notifica sono state segnalate campagne di phishing mirato via WhatsApp e SMS, con messaggi che riportavano correttamente hotel, date e codici di prenotazione, risultando quindi molto più credibili di un tentativo di truffa generico.

Il fenomeno individuato dagli esperti prende il nome di “reservation hijacking”: i criminali, disponendo di dati reali su una prenotazione in corso, si fingono l’hotel o la piattaforma stessa per chiedere “conferme di pagamento” o il reinserimento dei dati della carta. Booking.com, dal canto suo, ha chiarito che non chiederà mai ai propri ospiti di condividere dati della carta di credito via email, telefono, WhatsApp o SMS, né di effettuare bonifici diversi da quanto indicato nella conferma di prenotazione.

Come proteggersi: qualsiasi richiesta di “riconferma” o pagamento aggiuntivo va verificata accedendo direttamente all’app o al sito ufficiale, mai cliccando sui link ricevuti; è bene attivare l’autenticazione a due fattori sull’account e diffidare di messaggi che creano un senso di urgenza.

  1. Il data breach Trenitalia: quando il rischio è lo spear phishing

Il 26 giugno 2026 Trenitalia ha comunicato ai propri clienti di aver subito un accesso non autorizzato ad alcuni database collegati ai titoli di viaggio, riconducibile a soggetti esterni non autorizzati che hanno avuto accesso a informazioni anagrafiche, recapiti e dettagli relativi ai viaggi di numerosi passeggeri.

Secondo quanto dichiarato, non risulterebbero invece compromessi gli account degli utenti né le informazioni relative ai pagamenti elettronici, e l’azienda ha notificato l’accaduto al Garante Privacy, al CSIRT Italia e alla Procura di Roma.

Il punto davvero delicato, come sottolineato da diversi esperti del settore, non è la violazione in sé, ma il tipo di attacco che può generare. Trenitalia stessa ha avvertito che, vista la natura delle informazioni coinvolte, esiste il rischio concreto che i clienti ricevano messaggi fraudolenti o tentativi di phishing riferiti proprio ai propri viaggi.

Un messaggio che cita la tratta esatta, la data del viaggio e il numero del biglietto abbassa drasticamente la soglia di attenzione, perché contiene dettagli che, in teoria, solo l’azienda dovrebbe conoscere: è il classico caso di “spear phishing”, molto più efficace del phishing generico.

Come proteggersi: diffidare di email o SMS che offrono rimborsi per ritardi o modifiche dell’orario, non cliccare su link che richiedono l’inserimento di credenziali o dati di pagamento, e verificare sempre l’identità del mittente attraverso i canali ufficiali dell’app Trenitalia o del sito.

  1. Altri accorgimenti per un’estate digitalmente serena
  • Juice jacking: evitare le colonnine di ricarica USB pubbliche in aeroporti e stazioni; meglio portare con sé un caricabatterie proprio o un cavo “solo carica”, che impedisce il trasferimento dati.
  • QR code ovunque: menù digitali, parcheggi, biglietti per musei. I codici QR possono essere sostituiti con adesivi contraffatti che rimandano a siti fraudolenti (“quishing”): meglio verificare l’URL prima di inserire dati.
  • Affitti vacanze troppo belli per essere veri: prima di pagare un acconto per una casa vacanze trovata su annunci o social, verificare recensioni, controllare che il pagamento avvenga sui canali ufficiali della piattaforma e diffidare di chi chiede bonifici diretti “per bloccare l’offerta”.
  • Backup prima di partire: fare una copia di sicurezza di foto e documenti importanti prima del viaggio riduce i danni in caso di furto o smarrimento del telefono.
  • Aggiornamenti e blocco schermo: partire con dispositivi aggiornati e con PIN, impronta o Face ID attivi è un presidio minimo ma spesso trascurato.
  • Condivisione della posizione in tempo reale: attenzione a social e app che comunicano automaticamente “sono qui” mentre si è ancora in vacanza: è un’informazione preziosa anche per chi vuole sapere quando la casa è vuota.

In sintesi

La sicurezza digitale in vacanza non richiede rinunce, ma un po’ di consapevolezza in più. Le stesse regole che applichiamo tutto l’anno (per chi le segue) – prudenza sui dati condivisi, diffidenza verso l’urgenza, verifica dei canali ufficiali – valgono anche, e soprattutto, quando la mente è altrove e il telefono è la nostra unica connessione con la vita di sempre.

Buone vacanze, e buona sicurezza digitale a tutte e tutti.»

https://womenforsecurity.it/dettaglio/124

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