Il Garante per la protezione dei dati personali torna a lanciare l’allarme sui rischi legati ai deepfake. Nel mirino dell’Autorità ci sono le piattaforme e i servizi online che consentono di creare e condividere contenuti manipolati partendo da immagini o voci reali, arrivando in alcuni casi anche a “spogliare” digitalmente le persone senza il loro consenso.
Secondo il Garante, queste pratiche possono comportare non solo possibili reati, ma anche gravi violazioni dei diritti fondamentali e della normativa europea sulla protezione dei dati personali, con conseguenze rilevanti anche sul piano sanzionatorio, previste dalla normativa europea in materia di protezione dei dati personali.
L’Autorità ricorda di essere già intervenuta a dicembre 2025 con un provvedimento di avvertimento rivolto agli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, tra cui OpenAI tramite ChatGPT, Grok e Clothoff -piattaforma già oggetto di un provvedimento di blocco nell’ottobre 2025 – e altri servizi analoghi disponibili online.
Nel nuovo richiamo pubblico, il Garante sottolinea la necessità di ottenere maggiori poteri di intervento per poter interdire rapidamente dall’Italia l’accesso a queste piattaforme. L’obiettivo è interrompere tempestivamente la “catena virale” delle condivisioni e la diffusione incontrollata di contenuti e dati potenzialmente dannosi.
“La rapidità dell’intervento è fondamentale quando sono in gioco diritti fondamentali, come la protezione dei dati personali”, evidenzia l’Autorità, ricordando che una violazione in questo ambito può causare danni gravi e spesso irreversibili per le persone coinvolte.
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