Bastano pochi secondi di registrazione e strumenti di intelligenza artificiale sempre più accessibili per riprodurre fedelmente la voce di una persona. I deepfake audio rappresentano una minaccia crescente per la cybersecurity, perché possono essere utilizzati per frodi finanziarie, furti di informazioni e campagne di disinformazione. Il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha registrato la propria voce presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale per tutelarsi dalle clonazioni con l’IA.

Deepfake audio, i numeri della minaccia

Secondo McAfee, i deepfake, considerando video, immagini e audio, sono aumentati del 900% in un anno. I crimini legati alla clonazione vocale e ai deepfake audio avrebbero registrato un incremento del 1.300%. In alcuni casi, bastano dai tre ai cinque secondi di voce autentica per ottenere una corrispondenza vocale dell’85% tra la registrazione originale e quella sintetica. Clonare una voce è inoltre sempre più accessibile: il costo può partire da appena 30 euro.

Le conseguenze riguardano soprattutto le frodi basate sull’impersonificazione. I criminali possono simulare la voce di un familiare in difficoltà, di un dirigente aziendale o di una figura autorevole per convincere le vittime a trasferire denaro o comunicare informazioni riservate. Secondo una ricerca globale di McAfee condotta su 7.000 persone, una persona su quattro ha dichiarato di aver subito una truffa con clonazione vocale tramite IA oppure di conoscere qualcuno che ne è stato vittima. I deepfake possono inoltre alimentare la disinformazione politica, attribuendo a personaggi pubblici dichiarazioni mai pronunciate, e favorire la diffusione di contenuti manipolati sui social network.

Da George Clooney a Cate Blanchett, le iniziative contro l’uso improprio dell’IA

La difficoltà di distinguere le voci autentiche da quelle sintetiche rende più complessa la prevenzione delle frodi. Secondo i dati riportati da Security.org, il 70% delle persone non è sicuro di riuscire a riconoscere una voce clonata.

Anche il mondo dello spettacolo sta promuovendo iniziative per proteggere l’identità digitale. George Clooney, Tom Hanks e Meryl Streep sostengono l’Human Consent Standard, promosso da RSL Media, organizzazione cofondata dall’attrice Cate Blanchett. Il progetto punta a consentire alle persone di dichiarare le condizioni alle quali la propria voce, immagine e produzione creativa possono essere utilizzate dall’intelligenza artificiale.

Tra le altre iniziative figura quella di Matthew McConaughey, che ha registrato come marchi elementi della propria immagine e della propria voce per contrastarne l’utilizzo non autorizzato. In Italia, anche il cantante Luca Ward ha intrapreso iniziative per tutelare la propria voce.

Sul fronte della difesa, resta fondamentale non affidarsi esclusivamente al riconoscimento vocale: in presenza di richieste urgenti di denaro o dati sensibili, è opportuno verificare l’identità dell’interlocutore attraverso un canale indipendente. Per le aziende, procedure di conferma separate per pagamenti e operazioni critiche possono ridurre il rischio che una voce contraffatta venga utilizzata per autorizzare una frode.

https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/cybersecurity/2026/10/05/deepfake-audio-per-realizzarli-servono-tre-secondi-di-voce-vera-e-30-euro_5898ae45-4e2d-4c10-b91e-f985e1a6ea47.html

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