Un attacco informatico ha colpito la statunitense Intoxalock, azienda che produce dispositivi “alcolock” utilizzati per impedire l’avvio dei veicoli in caso di presenza di alcol nel respiro del conducente.
L’intrusione nei server, avvenuta il 14 marzo, ha costretto l’azienda a disconnettere i server centrali che gestiscono calibrazione, validazione e autorizzazione dei dispositivi installati sui veicoli, al fine di contenere la violazione. Questa misura di sicurezza ha però avuto un effetto collaterale immediato: migliaia di auto dotate degli etilometri sono rimaste bloccate e impossibilitate ad avviarsi.
Gli etilometri (alcolock), obbligatori in diversi casi negli Stati Uniti, impediscono l’accensione del motore se non viene rilevato un tasso alcolemico pari a zero. I dispositivi Intoxalock richiedono regolari tarature presso centri autorizzati, che inviano i dati ai server centrali dell’azienda per ricevere la diagnosi: se i server non sono raggiungibili, il dispositivo non si sblocca e l’auto non parte. Il blackout informatico ha così paralizzato i veicoli in diversi Stati, da New York al Minnesota. Gli automobilisti si sono ritrovati con veicoli inutilizzabili per giorni, generando disagi significativi soprattutto per chi dipende dall’auto per lavoro.
Il servizio è rimasto offline per oltre una settimana, prima del ripristino completo avvenuto il 22 marzo, quando le infrastrutture sono state progressivamente ripristinate e i centri di assistenza hanno ripreso le normali operazioni.
L’episodio evidenzia i rischi della dipendenza da infrastrutture cloud anche in sistemi critici legati alla mobilità e alla sicurezza stradale.





